giovedì 28 gennaio 2010

Inaspettato # 2

E' scuro fuori, anche freddo, penso. Forse piove, perché il vetro, poco a poco, sembra superficie che si increspa. Distendo la testa, imbozzolata nella mia sciarpa, mi lascio riscaldare dal tepore inaspettato di questo vagone silenzioso, mi sveglia solo il bagliore freddo di un monitor, se avvicino la fronte stanca (e felice) al finestrino. Vibra piano il treno, vibrano piano i tasti, socchiudo gli occhi, la luce bassa accompagna le palpebre e mi lascia godere di quel che la mente ha trattenuto per me. Lei si è presa voce, corpo, odore, parole, sapore. Probabilmente sorrido inconsapevole. Potrei viaggiare ancora per molto.



E poi giro la testa dall'altro lato, riapro pigramente gli occhi e li vedo, lui le scosta i capelli dalla fronte, le parla scandendo bene ogni parola, molto vicino all'orecchio, sento appena quel che dice "sì, eravamo in ritardo, ma ora non più..." e le spiega che presto arriveremo qui e poi qui e poi le stringe le dita della mano sinistra, molto più piccola della sua, le pizzica lieve il palmo con l'indice, e la guarda con l'intensità di chi pronuncia una dichiarazione d'amore. Parlando del ritardo di un treno. Alla propria figlia.



Ed io, nel grembo caldo del vagone che sferraglia e ti sussurra, penso che così vorrei viaggiare ancora a lungo.




lunedì 18 gennaio 2010

Osservare un viso è come guardare dentro un pozzo*







Ad esempio, cercare i tuoi occhi tra gli occhi. E respirare l'aria tiepida della tua bocca che mi parla piano, vicina. E poi la gioia infantile di cui gode la mia quando la tua sembra dirle "non voltarti adesso, ché tra le mani ho una sorpresa per te". Conoscere le mani generose della tua bocca. Ad esempio.






E osservare quel che mi circonda col mento poggiato sulla tua spalla.



E lasciare che il tuo profilo entri nelle cose che guardo.






Ad esempio.













domenica 10 gennaio 2010

E ti racconto che qui è primavera



"A volte io mi fermo / qualsiasi cosa faccia / un piccolo pensiero si stacca da me / lo vedi trasparente / alzarsi sopra i tetti / sfruttare le correnti / per raggiungere te / e non ha bisogno di sapere / dove andare

Io faccio / la vita / di sempre / ma in ogni gesto metto il tuo ricordo / sorrido al mondo / aspettando un giorno / di riaverti accanto / e parlo / con te / ogni sera / e ti racconto che qui è primavera / che ho molta cura di me stesso / e quel che mi hai dato tu

Spesso mi fermo al mare / c'è ancora poca gente / non faccio quasi niente / mi siedo e resto lì / ma nel segreto di un silenzio / ti sto chiamando

Io guardo lontano / più forte / da qualche parte so che mi risponde / un tuo saluto / e il tuo ricordo si fa spina nel fianco / e parlo / con te / ogni sera / di piccoli progetti senza fretta / spalanco il cielo / è luna piena / e stasera vengo da te"





Normalmente, Joe Barbieri



(da ascoltare e vedere - ma forse solo da ascoltare, semplicemente ad occhi chiusi, per lasciare entrare ogni parola ed ogni vibrazione - qui nella versione con i Kantango)

giovedì 7 gennaio 2010

(Le mie non bastano)


Adesso ne sono ancora più convinta, che due mani non bastano, due occhi neanche, neppure una bocca soltanto. Neanche due orecchie. Le mie no di sicuro. Non bastano da sole per afferrare, per fare posto, lasciare entrare. Per sorridere, ad esempio, nel cuore della notte o forse già vicini alla mattina, di un sospiro che somiglia ad un sogno musicale.