martedì 29 giugno 2010

(quadernetto)


In questi giorni scrivo su un quadernetto nero (anzi color lavagna), scrivo con mille refusi, di sbieco, scrivo frasi a metà, ma non mi sembra male. Se penso di avere il tempo per completarle, poi. Scrivo che ho scoperto di dover portare pazienza (con me stessa prima che con gli altri) e che il colore della pazienza (non credo abbia suono la pazienza) non è quello della rassegnazione, ma quello della speranza anche. E del dolore anche. E del coraggio anche.

martedì 15 giugno 2010

Lieve (assonanza)





Forse mentre seguivo divertita, assieme ad altri occhi (divertiti quanto i miei), la scelta di una (bianca) camicia di compleanno da condividere, forse è stato in quel momento che ci ho pensato. Alla bellezza lieve della generosità, al privilegio di incontrarla nelle parole scritte, prima, da ascoltare e raccontarsi, poi, nei gesti, nella voce, nel suo sguardo sulle cose e sugli altri. Sulle persone (piccole e grandi) che lo circondano e che ama e che quel suo amore ricambiano con altre parole, altri gesti, altre voci, altri sguardi. La stessa generosità che esiste nel colore screziato degli occhi, che non si lascia definire eppure sembra fatto per insegnarti a riconoscere mille altre sfumature differenti e straordinarie. Senza che tu debba dare loro un nome. Perché non sempre c'è o ce n'è bisogno. Ed è la generosità che abbraccia forte anche da lontano. E rende quel lontano incredibilmente tanto vicino. Ed è la sua.





(Auguri di cuore, auguri lievi come il tuo nome)

lunedì 7 giugno 2010

(da comodino)

Come tiene i pensieri insieme, la sera... Tra le carte che ho a destra e a sinistra, la promessa di una bella storia sul comodino, che se prende coraggio diventa bella anche nella mia testa. L'aria che si concede dalla finestra socchiusa, assieme ai rumori lontani della curva di strada che conduce in città. L'aria che sa già un poco d'estate, ma conserva la grazia docile della primavera. I miei occhiali pesanti sugli occhi pesanti, sono nuovi? sembri diversa! oppure sono diversi i miei occhi? Il titolo che ho rubato in libreria quando vago altrove, come una turista solitaria con la borsa carica di fogli e il gelato in una mano, e che recita L'amore non si dice. E invece, per quanto ne so, a volte si scrive, a volte si sussurra, a volte si fa, a volte si ricorda, a volte s'abbandona... No, forse non s'abbandona, non s'abbandona neppure l'amorechenonsifadire.
(La sera, lo so, non tiene bene i pensieri e il libro, che ho sfogliato divertita e pensosa, è ancora lì, nello scaffale da dove, un pomeriggio qualunque, mi aveva chiamata. Aspetta, invano, che io sia pronta.)